Controllo ok; l'osso si è riformato e questo ci fa ben sperare che si possa evitare l'innesto osseo da grande (abbiate pazienza la scaramanzia non è una cosa su cui si scherza, e richiede un certo rispettoso tono di dubbio). Detto questo per tutti gli ziii lontani, mi devo confessare sul vero senso di questo post.
C'era un bimbo nel corridoio, che per tanti motivi mi ricordava elia, ma proprio per tanti, alcuni evidenti, altri invece, che solo una mamma conosce. Quel bimbo era elia, poteva essere lui, era la sua faccia, quella che mi sono immaginata tante volte nei giorni dopo la sua nascita. Quella che ho cercato 5 anni fa su internet. Non era la faccia di elia oggi, era la faccia che ho lottato per ricacciare in quei 5 mesi di placchetta, che ho visto sbiadirsi ancora di più dopo l'ultimo intervento, in cui il bozzo della premaxilla si è definitivamente nascosto alla vista esterna. E' complicato da spiegare perché quel bozzo sulla sua faccia è una parte che madre natura ti ha costretto ad accettare, ad amare e contemporaneamente a temere, ad odiare a individuare come uno dei principali problemi che tuo figlio avrà a farsi accettare dal mondo. L'idea di aiutare come potevo qualcuno con lps è nata quando al bambin gesù mi hanno detto che dovevo montare correttamente la placchetta (anche se loro non sapevano esttamente come fare nello specifico....) perché altrimenti quel bozzo sarebbe rimasto; se non fossimo riusciti elia sarebbe rimasto così, niente più possibilità, niente più aiuto. Non c'era internet, o meglio, non c'erano le informazioni che oggi circolano su intenet, noi ci stavamo rivolgendo al centro che operava più casi in Italia, scelto proprio con l'idea che di così tanti casi, qualcuno come elia era passato tra le loro mani, con l'idea che se c'era un posto che aveva una speranza per lui, era quello. Niente piano B. Una volta ho letto che chi passa per l'inferno è pericoloso, perché sa di poter sopravvivere. Ecco noi siamo sopravvissuti, senza scendere in altri dettagli, noi quella placchetta l'abbiamo fatta funzionare. Se però, da quel filo fossimo caduti, se una mosca avesse dato un colpo di tosse nel momento sbagliato, se qualcosa fosse andata storta, io sarei stata in quello stesso corridoio, ma nelle scarpe di quei genitori. Penso che avranno guardato elia e avranno pensato "culone, lui sarà nato con la premaxilla al posto suo... il mio invece con l'areoporto"; è quello che, se anche non ammetto, penso ogni volta che vedo un bilaterale "semplice". Con questo post non voglio offendere quella mamma, quel papà o quel bambino, e li vorrei proteggere anzi, trattare con tanta cura e gentilezza con quanta io cercavo e cerco negli altri che si rivolgono a elia. Anzi no, non vorrei scriverlo proprio. Lo faccio però, perché quel bambino è stato operato in un posto che ha saputo fare per lui meno del necessario. Il bambino, mi raccontava la mamma, non riusciva a chiudere le labbra. Il dottore che si è occupato di lui è il dottor Cassisi, a Bergamo. Non penso che a questo medico manchino pazienti soddisfatti e con ottimi risultati, ma la condizione di quel bambino era inaccettabile. Possiamo discutere del punto di partenza, sulla strada da percorrere, se sia giusta, dritta, storta, ma io ho visto elia, e ho visto in quel bambino dove sarebbe potuta andare la sua strada. Se può servire a qualcuno, lo riperto come un mantra: chiedete, guardate, ciascuno per suo conto, non considerate dove siete indirizzati, cercate, parlate con genitori e guardate i loro bambini.